Per gli infermieri dell’Ast Ancona il part time continua a essere, nei fatti, un diritto bloccato.
Quella che doveva essere una sospensione temporanea, introdotta con la circolare del 24 marzo 2023, si è trasformata in una paralisi che dura da tre anni e che continua a colpire decine di lavoratrici senza una spiegazione chiara, senza un atto conclusivo e senza alcuna assunzione di responsabilità da parte dell’Azienda.
La graduatoria pubblicata l’11 febbraio 2026 non ha prodotto alcun effetto concreto per il personale infermieristico. Eppure i numeri smentiscono qualunque giustificazione generica: su oltre 1.600 dipendenti, le unità inserite in graduatoria sono appena 69 e solo 62 infermieri usufruiscono già del part time. Una percentuale che resta ben lontana dal limite massimo del 25 per cento previsto dal contratto nazionale per ciascun profilo professionale.
Le norme contrattuali sono chiare. Il part time può essere negato solo in presenza di esigenze organizzative effettive, documentate e formalmente motivate, non attraverso il silenzio, il rinvio o il congelamento di fatto delle domande. Quando invece ai lavoratori non viene data alcuna risposta, si produce una situazione che appare sempre più come una compressione ingiustificata di un istituto previsto dal contratto.
Non si può continuare a governare il personale sanitario con logiche lontane dalla realtà concreta dei reparti, dei servizi territoriali e delle strutture assistenziali. Chi opera ogni giorno a diretto contatto con i pazienti conosce bene la fatica dei turni, il peso delle responsabilità e la necessità di strumenti che permettano una reale conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Ignorare tutto questo significa aggravare il disagio dei lavoratori e indebolire, nel tempo, anche la qualità complessiva del servizio sanitario.
Il part time non può diventare un tabù né un istituto svuotato di significato da decisioni che non vengono mai esplicitate. L’Ast Ancona non ha il diritto di lasciare il personale in un’attesa infinita. Ha invece il dovere di applicare le regole, di motivare le scelte e di assumersi fino in fondo la responsabilità degli atti amministrativi.
Per questo si chiede lo sblocco immediato della procedura, la definizione delle domande ancora pendenti e il pieno rispetto della disciplina contrattuale. Dopo tre anni di immobilismo, è necessario porre fine a un’odissea burocratica che mortifica il personale infermieristico e mina la fiducia dei lavoratori nei confronti dell’amministrazione.