Bruxelles, 5 ottobre 2021. Verso una forte agenda europea del servizio pubblico. L’investimento in sanità e salute.

I Paesi europei vivono in questo momento un periodo di profondi cambiamenti, molti dei quali determinati proprio dalla pandemia da Covid-19 che ha avuto ricadute di crisi sull’economia e ha toccato duramente quasi tutti i cittadini.

Parlo della perdita di posti di lavoro, della chiusura di esercizi commerciali a volte definitiva, dei vari sistemi di cassa integrazione, dei licenziamenti a volte duri e selvaggi, della povertà crescente che porta spesso alla fame ed a volte alla violenza domestica, a omicidi e suicidi.

Ma parlo anche di tutti quei lavoratori, dipendenti e professionisti dei servizi pubblici che hanno permesso di fornire non solo beni di prima necessità ma soprattutto servizi indispensabili soprattutto in sanità per lottare e sconfiggere un nemico invisibile.

Così il Segretario Generale della FIALS, Giuseppe Carbone, a margine del convegno a Bruxelles indetto dalla CESI (Confederazione Europea Sindacale Indipendente) della quale fa parte la Confsal e la FIALS, sul tema degli “investimenti in sanità e salute post fase pandemica”.

Un convegno stimolante e propositivo di richieste di dichiarazione ed investimenti dalla parte della Commissione Europea, a cui hanno partecipato, fa sapere Carbone, diversi parlamentari ed esperti europei in materia di sanità, tutti i sindacati di categoria della sanità dei diversi paesi europei facenti parte della CESI tra cui la delegazione della FIALS con il Segretario Nazionale Gianni Recchia.  

Nel proprio intervento, Recchia ha evidenziato come in Italia il personale sanitario è stato in “prima linea” e con fortissima pressione, ed ha affrontato maggiori rischi per la sicurezza sul lavoro e ha subito e sfidato la cattiva disorganizzazione, turni massacranti, situazioni di precariato selvaggio, mancata “formazione preventiva”, mancanza di maggiori giorni di congedi parentali,  ferie e riposi, specie per le donne, che hanno lasciato “nudi in trincea” i nostri soldati con livelli altissimi di contagio da Covid 19 e decessi.  

Sono loro che oggi reclamano e chiedono che il Parlamento Europeo ponga nella propria agenda piani di investimento nei servizi pubblici ed in specie in sanità per una “sanità europea più equa e resiliente”.  

Il virus sta cambiando noi e la nostra vita, anche in maniera significativa. Ma la nostra vita deve, comunque, andare avanti. I problemi reali vanno affrontati di petto e sono convinto che con una maggiore coesione sociale tra gli stati membri europei e maggiori investimenti potranno traghettare i Paesi fuori dalle secche economiche nelle quali, in tanti sono bloccati da anni. 

La pandemia ha acceso impietosamente un riflettore su criticità e carenze dei vari sistemi sanitari degli stati europei che pian piano sono ormai strutturali: carenze di personale sanitario, mancanza di pianificazione delle esigenze con standard di personale, oltre a  retribuzioni basse, modelli organizzativi assistenziali e clinici  non innovativi, assenza di strumenti per attrarre i giovani alla professione sanitaria, strutture ospedaliere fatiscenti, insufficienza di apparecchiature tecnologiche avanzate, cattive condizioni di lavoro, scarsità di posti letto specie di rianimazione ed infine pochi o scarsi investimenti sulla sanità territoriale ed assunzioni di infermieri di famiglia e mancanza di linee organizzative funzionali.

Risultano in aumento, inoltre, le disuguaglianze di salute tra gli stessi Paesi europei. Il Covid è arrivato su questo terreno e ha aperto varchi, scavato solchi, che rischiano di diventare voragini capaci di inghiottire i diritti civili e di salute dei cittadini.

Il raggiungimento di obiettivi di salute, ha affermato Recchia, deve restare la finalità prioritaria dei vari sistemi sanitari europei e occorre rimettere in primo piano “la salute”, favorire la partecipazione dei cittadini, mettere i professionisti sanitari, nelle condizioni di perseguire tali obiettivi in autonomia e indipendenza da gestioni spesse volte burocratiche che nulla hanno a che fare con il bene primario la “salute”.

Necessita investire di più in sanità, serve uno specifico sforzo volto a promuovere un sistema organico tra i Paesi europei, di strumenti di governance per l’uniformità, all’interno prima dello stesso Paese e tra gli stessi Paesi, degli standard dei sistemi di cure, nei diversi aspetti dell’accesso alle cure, della completezza e della qualità offerta, degli oneri a carico dei cittadini. Occorre rivisitare i livelli essenziali di assistenza, garantendo una maggiore offerta sanitaria. 

Necessita mettere un punto a capo: lasciarci definitivamente alle spalle politiche di aziendalizzazione della sanità e di mercificazione della salute. Necessita, sin da questo autunno, una pianificazione in sanità a partire dai programmi “Recovery and Resilience Facility” che devono essere attuati nello spirito di coesione sociale europeo.

Necessitano, ha proseguito Recchia, investimenti sulla formazione dei professionisti sanitari e socio sanitari prtché la formazione e la riqualificazione del personale deve divenire un diritto soggettivo del dipendente della sanità e rango di investimento organizzativo necessario e variabile strategica non assimilabile a mera voce di costo nell’ambito delle politiche relative al lavoro pubblico e privato. 

Necessita su questo aspetto che il Parlamento Europeo definisca linee guida politiche formative di ampio respiro in grado di rispondere alle mutate esigenze della sanità e salute e che garantiscano percorsi formativi specifici a tutto il personale con particolare riferimento al miglioramento delle competenze informatiche e digitali e di specifiche competenze avanzate di carattere professionale.

La pandemia in atto da Covid – 19, ha dimostrato come le prestazioni sanitarie in telemedicina (per visite, consulti, referti e teleassistenza), sono divenute, di fatto, ufficialmente prestazioni sanitarie riconosciute e sicuramente avranno lo stesso valore della prestazione in presenza. 

Sull’aspetto dell’innovazione, ricerca, digitalizzazione del SSN e sviluppo delle competenze tecnico-professionali, digitali e manageriali del personale dei diversi sistemi sanitari europei, riportati in tutti i “Recovery and Resilience Facility” (Piani di Ripresa e Resilienza) importante sarà la definizione di modelli innovativi clinici ed assistenziali per favorire la telemedicina e teleassistenza da parte dei professionisti sanitari.

Necessita pervenire a “Raccomandazioni” della Commissione Europea, hanno ribadito tutti i relatori presenti, sulle indicazioni da adottare a livello di singolo Stato membro per l’erogazione delle prestazioni di telemedicina quali la tele visita, il tele consulto medico, la teleconsulenza medico sanitaria, la teleassistenza da parte delle professioni sanitarie, la telerefertazione.

Necessitano, senza indugi, ha dichiarato il Segretario Nazionale della FIALS, Recchia, investimenti e “raccomandazioni” della Commissione Europea ai diversi Stati membri, per avviare piani di assunzioni, in specie medici ed infermieri, come delle altre figure sanitarie e socio sanitarie, nell’ottica di assicurare ai cittadini un’assistenza di qualità. 

Come rimane fondamentale l’emanazione di una Direttiva Europea sulla retribuzione minima retributiva, specie delle professioni sanitarie e medici, in rapporto alle competenze ed autonomia professionale, che deve partire da quella media attuale riconosciuta, a parità di profilo professionale, negli stati europei.

Si devono ampliare i posti letto e rendere quanto più uniformi, nei paesi europei, le percentuali degli standard di posti letto rispetto alle diverse popolazioni, ed in specie quelli di rianimazione per evitare il dramma delle centinaia di migliaia di morti per Covid-19 e che ha coinvolto anche migliaia di operatori sanitari che hanno spesa la vita per salvare quella degli altri. 

Servono nuovi modelli organizzativi clinici ed assistenziali, nuove e maggiori competenze avanzate per le diverse professioni sanitarie per permettere un’assistenza più specifica, qualificata e specializzata ai cittadini europei.

Vanno investite risorse per la costruzione di nuovi ospedali, che permettano il rispetto delle norme di sicurezza e che tengano separati i percorsi Covid da quelli per la cura delle altre patologie, per evitare che si privilegi la cura del Covid rispetto a quella di malattie non meno gravi e, alla fine della pandemia, saremo costretti a contare, oltre alle morti da Covid, anche quelle indirette da tumori, malattie cardiovascolari e altre patologie, dovute all’abbandono delle cure.

Appare necessario, ha concluso Recchia, pensare in tutti gli stati membri europei ad una sanità territoriale “nuova” ispirata ad una vision in grado di rispondere alla domanda di salute presente e futura dei Paesi, che possa essere realmente integrata da un punto di vista organizzativo sia al suo interno sia con le strutture ed equipe ospedaliere e che possa essere in grado di valorizzare le diverse competenze e specificità, al fine di rispondere al crescente bisogno di salute delle popolazioni.

Il Segretario Generale della FIALS, Giuseppe Carbone, a conclusione dell’evento europeo, nel ribadire la disponibilità e l’impegno costante della propria organizzazione sindacale FIALS ha affermato “insieme per fare diventare realtà” il “Next Generation EU” perché è più che un piano di ripresa: è un'opportunità unica per emergere più forti dalla pandemia, vogliamo e dobbiamo costruire un'UE più sicura e più sana, in modo da essere meglio preparati a qualsiasi crisi ci riservi il futuro.

L’impegno della FIALS, ha concluso Carbone, è di lavorare insieme per proteggerci al meglio dalle minacce sanitarie, ma richiede soprattutto da parte del nostro governo e della stessa Commissione Europea investimenti maggiori: nella ricerca e nell'innovazione per sviluppare vaccini e terapie – non solo contro malattie nuove come il coronavirus, ma anche contro il cancro -, nella modernizzazione dei nostri sistemi sanitari per garantire che gli ospedali di tutti i paesi dell'UE abbiano accesso alle nuove tecnologie e alle forniture tecnologiche di cui hanno bisogno, nella formazione dei professionisti del settore sanitario in Europa e ed in ultimo nelle retribuzioni stipendiali più elevate che tengano conto delle loro competenze professionali elevate e specialistiche.



Allegato: COMUNICATO - Bruxelles, 5 ottobre 2021. Verso una forte agenda europea del servizio pubblico. L’inv estimento in sanita e salute.

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