TAR LAZIO: NO ALLA SEPARAZIONE DELLA DIRIGENZA CLINICA E ASSISTENZIALE. IL PENSIERO DELLA FIALS.

Dispiace porsi in contrasto, dichiara Giuseppe Carbone Segretario Generale FIALS, con la recente sentenza del TAR Lazio che annulla il Decreto del Commissario Ad Acta della Regione Lazio nella parte in cui approvava l’autonomia delle direzioni delle professioni sanitarie, ma non è possibile sottacere come gli stessi giudici abbiano sottovalutato il modo in cui nelle organizzazioni e sistemi sanitari i processi di cura ed assistenza sono effettuati in maniera integrata da medici, infermieri ed altri professionisti sanitari che costituiscono l'equipe di cura ed assistenza.

Secondo il TAR l’autonomia delle competenze ipotizzata dalla Regione Lazio risulta in contrasto con quanto stabilito dal D. Lgs n.502 del 1992, il quale stabilisce che ai dirigenti medici con incarico di direzione di struttura complessa sono attribuite, oltre a quelle derivanti dalle specifiche competenze professionali, funzioni di direzione e organizzazione della struttura, da attuarsi anche mediante direttive a tutto il personale operante nella stessa, e l'adozione delle relative decisioni necessarie per il corretto espletamento del servizio e per realizzare l'appropriatezza degli interventi con finalità preventive, diagnostiche, terapeutiche e riabilitative.

Non è poi pensabile, da parte dei giudici, prosegue Carbone, confondere i modelli organizzativi aziendali o piani di organizzazione che vanno a delineare le articolazioni organizzative a cui corrispondono specifiche responsabilità e correlate autonomie, anche attraverso la loro rappresentazione nell’organigramma aziendale, con le funzioni specifiche di ogni profilo professionale che assolutamente devono integrarsi tra loro per dare le prestazioni efficienti ed efficaci ad ogni paziente.

Non è possibile, afferma il Segretario Generale della FIALS, accettare un arretramento delle conquiste di tanti professionisti della sanità definite in ultimo con la legge 43 del 2006.

Vi sono altre due questioni importanti, cita Carbone, nella sentenza del TAR Lazio, che fanno molto riflettere.

La prima ci preoccupa notevolmente e riguarda le norme relative alle procedure concorsuali per la copertura dei posti di dirigente di struttura delle professioni sanitarie. A parere dei giudici per la nomina del dirigente delle strutture semplici o complesse delle professioni infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecniche sanitarie e tecniche della prevenzione è richiesto il possesso, in capo al soggetto da nominare, della esperienza professionale dirigenziale non inferiore a cinque anni. La Legge n. 251 del 2000 stabilisce, al fine di evitare una palese disparità di trattamento, che per l'accesso alla qualifica de qua sono necessari requisiti analoghi a quelli richiesti per l'accesso alla dirigenza del Servizio sanitario nazionale, tra i quali è ricompresa la pregressa esperienza dirigenziale quinquennale.

Un danno professionale, insiste Carbone, che potrebbe chiudere le porte alla direzione di strutture delle professioni sanitarie.

La seconda, invece, quella che riguarda la citazione del comma 566 della legge di stabilità 2015, in una lettura più riflessiva dell’interpretazione che ne deriva, non subordina le professioni dirigenziali infermieristiche, tecniche  sanitarie, ecc. a quelle mediche, ma apre alla necessità di definire le specificità professionali in un contesto di integrazione funzionale.

Ed è per questo che il Ministero della Salute, la stessa Conferenza delle Regioni, devono assolutamente riaprire il tavolo di confronto con tutte le categorie professionali e le Organizzazioni sindacali di categoria per ricercare momenti di confronto che esprimano norme chiare per lo svolgimento concreto delle attività e che abbiano un unico denominatore di forte collaborazione e corresponsabilità professionale per evitare disfunzioni che possono pregiudicare l'efficacia della gestione del paziente.

Siamo certi, conclude Carbone, ed è il nostro auspicio a totale difesa dei tanti operatori professionisti della sanità, che la Regione Lazio farà ricorso.

Si allega in pdf la relativa sentenza del Tar Lazio. 

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