Giornata Mondiale della salute. FIALS (Carbone), sempre ed insieme per lo sviluppo professionale ed economico delle Professioni Sanitarie

La 72ª Assemblea Mondiale della Sanità ha designato il 2020 come l'anno Internazionale dell’infermiere e dell’ostetrica.

Ma oggi, più che mai, mentre l’intero nostro Paese e il pianeta intero, è chiamato ad affrontare questa pericolosa pandemia da Coronavirus, siamo grati al nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che nel rappresentare questa importante giornata mondiale della sanità, con parole semplici, umane e toccanti, ha inteso volgere, a nome di tutto il popolo italiano, un pensiero grato e riconoscente a tutti gli operatori sanitari oggi in prima linea “li abbiamo visti lavorare fino allo stremo delle forze per salvare vite umane e molti di loro hanno pagato con la vita il servizio prestato ai malati”.

Così Giuseppe Carbone, Segretario Generale della FIALS, che ricorda come la FIALS è presente e lo sarà, ancora più determinante, a contribuire a tradurre in azione l’impegno per maggiori assunzioni di personale infermieristico ed ostetriche in considerazione del mutato quadro epidemiologico e demografico caratterizzato da una presenza massiccia di soggetti ultra-sessantenni e con pluricronicità che necessitano di maggiore assistenza infermieristica rispetto a quella medica, oltre allo sviluppo di competenze avanzate e specialistiche ed il rafforzamento della legislazione nazionale e dei processi normativi che regolamentano le professioni infermieristiche ed ostetriche.

Solo in Italia mancano oltre 70mila infermieri e circa 5mila ostetriche e riteniamo, auspica il leader della FIALS, che“I sistemi sanitari europei dovranno anticipare le future esigenze in termini di competenze degli operatori sanitari, in particolare infermieri, in modo che questi possano essere pronti alle esigenze di una società sempre più anziana”.

Siamo pronti, al termine di questa pandemia, a confrontarci con la Commissione Europea per dare un senso concreto e reale a questa giornata mondiale.

L’Unione europea dovrebbe produrre una normativa che permetta di definire quali esiti sono garantiti ai cittadini sulla base dei livelli di staffing e di conseguenza definire per legge il personale infermieristico ed ostetrico per garantire organici adeguati, anche ai fini di assicurare la salute per tutti e ridurre la violenza contro i professionisti, oltre a corrispondenti standard di sicurezza per i pazienti.

Necessita, riteniamo, obbligare per legge, di conseguenza, tutti gli stati membri europei al rispetto di parametri tra paziente ed infermieri, paziente/ostetrica-o, intervenendo già alla radice del problema, ovvero investendo maggiori risorse nel percorso di studi universitari ed eliminando il numero chiuso negli atenei italiani.

È sentore frequente e comune, afferma Carbone, la percezione di inadeguatezza numerica della composizione delle equipe di professionisti sanitari operanti nelle strutture sanitarie, siano esse pubbliche o private, grandi o piccole.

Percezione ancora più mortificante quando, alla fatica fisica e mentale, si somma il disagio morale dell’inefficacia e dell’inefficienza del proprio agire, rispetto ai reali bisogni delle persone assistite.

A questo si aggiunge l’evoluzione storico-normativa professionale dell’infermiere, che viene ancora inserito in modelli obsoleti e stantii, dove l’infermiere è ancora il tutto fare.

E’ proprio per questo che molti ricercatori si sono interrogati su quale sia il limite di sicurezza accettabile e sostenibile per poter erogare assistenza infermieristica sicura e di qualità. Creare un metodo che definisca il giusto fabbisogno infermieristico in base alla complessità clinico-assistenziale della persona.

Tutti gli studi internazionali convergono su alcuni punti chiave quali la composizione dello skill mix influenza gli esiti assistenziali e la quantità di personale dedicato all’assistenza influenza gli esiti dell’assistenza.

Sotto questo particolare profilo, ricorda Carbole, è definito che un rapporto tra staff di assistenza e persone assistite maggiore di 1:6 (o 7) aumenta sensibilmente il rischio di errore.

Generalmente, studi scientifici dimostrano quanto costa in termini di esiti negativi (economici, ma anche etici) il perseguito risparmio economico determinato dall’understaffing (meno personale).

L’aumento dei carichi di lavoro comporta una inevitabile diminuzione della sorveglianza sul paziente, responsabile quest’ultima dell’aumento degli eventi avversi.

E’ stato dimostrato come per ogni paziente in più assistito da un infermiere si producano esiti negativi per i pazienti in termini di un aumento della mortalità pari al 7% e, esiti negativi a livello infermieristico, rappresentati da un aumento del burnout pari al 23% e dell’insoddisfazione sul lavoro del 15%

Ad un aumento dei carichi di lavoro, correlati all’aumento del turnover dei pazienti, dovrebbe corrispondere un aumento del numero di infermieri per non scendere al di sotto del “monte ore ottimale”.

Ad oggi, il rapporto 1/6 è un obiettivo mancato e quasi irraggiungibile, in molte aree e strutture, non solo in Italia, ma in gran parte dell’Europa.

Recentemente anche la Direzione Generale per la salute e la sicurezza alimentare della Commissione Europea ha sottolineato, commentando i dati Eurostat, le preoccupazioni per la carenza di professionisti dell'assistenza infermieristica che potrebbero diventare ancora più gravi dal momento che la popolazione continua a invecchiare e una percentuale relativamente alta di infermieri deve andare in pensione.

Una conseguenza dei futuri sviluppi demografici, sottolinea ancora la Commissione, è che si prevede che la quota degli anziani nella popolazione totale aumenti dal 18,9% nel 2015 al 29,1% entro il 2080. L'invecchiamento della popolazione dell'Ue rischia così di provocare notevoli richieste per una serie di nuovi servizi perché aumenta la popolazione fragile e con un declino della salute fisica e mentale.

“I sistemi sanitari europei – come sottolinea la stessa Commissione europea dovranno quindi anticipare le future esigenze in termini di competenze degli operatori sanitari, in particolare infermieri, in modo che questi possano essere pronti alle esigenze di una società sempre più anziana”.

Generalmente il livello di Staffing europeo ha un rapporto medio complessivo paziente/infermiere pari a 8.3, con Norvegia nella situazione migliore (5.2) e Spagna in quella peggiore (12.7).

Siamo convinti, queste le proposte della FIALS alla Commissione Europea per l’anno internazionale della sanità, che necessita creare un coordinamento di iniziative internazionali per supportare il rispetto di parametri nella composizione dei livelli organici tra paziente ed infermiere non solo in ambito ospedaliero ma anche ed in maggiore misura nei servizi sanitari e socio sanitari territoriali ad iniziare dall’inserimento di una nuova figura professionale infermieristica “l’infermiere di famiglia”, aumentare la consapevolezza di Paesi/regioni e tutte le parti interessate (governo, ordini professionali e sindacati) sull’importanza dello staffing di cura, essere di supporto alle Politiche del mercato del lavoro sulla pianificazione della forza lavoro sanitaria; come pervenire all’applicazione di un codice globale sul reclutamento di personale nell’UE, ricercare i principali determinanti per il mantenimento della salute dei professionisti in ambito lavorativo – vedesi situazione attuale coronavirus – ed infine impegnare i diversi stati europei ad investire ulteriori risorse economiche per le assunzioni di personale infermieristico ed ostetriche

Ma ad avere un impatto sugli esiti di cura non è solo il numero di infermieri, come anche delle ostetriche, ma anche la loro formazione: In Europa solo il 52% degli infermieri possiede almeno una laurea di 1°livello.

Eppure gli studi dimostrano che all’aumento del 10% di infermieri in possesso di una formazione accademica è associata una riduzione del rischio di mortalità del 7%

Esiste una grande variabilità inter e intra Paesi EU sullo staffing di cura e sono troppe le disparità presenti nei programmi formativi infermieristici dei diversi Paesi europei.

Riteniamo, dichiara Carbone, che necessiti, a livello nazionale ed europeo, pervenire ad una revisione dell’assetto formativo e dei rapporti tra Aziende ed Università, con particolare riguardo alla formazione post-base con una specifica rimodulazione e chiarificazione dell’area relativa ai fondamenti dell’assistenza infermieristica/cure fondamentali e dell’emergenza, a sviluppare standard di formazione, formazione continua, addestramento, di condotta e prestazionali in modo che gli infermieri e le ostetriche possano fornire assistenza di alta qualità durante la loro carriera, a ridurre le differenze dei percorsi di studiall’interno degli Stati Europei e a supportare lo scambio di conoscenze e il dialogo tra paesi Europei.

In ultimo, ma non certo di meno importanza ma fortemente collegato, osserva Carbone, è la valorizzazione economica della professione e introduzione in tutti gli stati europei della retribuzione media stipendiale europea per porre fine, anche, al fenomeno dell’immigrazione delle professioni sanitarie, in presenza, in ogni stato, di un potenziale assorbimento occupazionale.

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