Anno 2018 intervista al Segreterio Generale Giuseppe Carbone

  1. La legislatura si è ormai conclusa. Quale bilancio per la sanità? 

Il bilancio della legislatura per la sanità nel lustro 2013-2017 dei diversi governi, rimane un’occasione perduta ed un autogol politico, perché di una politica per la sanità si sono perse le tracce. La sanità pochissime volte è stata posta nell’agenda governativa lasciando, invece, un segno fortemente significativo e negativo in termini di definanziamento senza precedenti. La spesa sanitaria stimata per il 2018 nel DEF 2014 era in euro 121,3 miliardi ma quelli reali sopravvissuti sono solo di 114 miliardi con una riduzione progressiva del rapporto spesa sanitaria/Pil al 6,5% divenendo l’Italia uno degli ultimi Paesi in termini di spesa sanitaria. Anche sul fronte del personale, scarsissimi gli investimenti con una vigenza del blocco del turn-over che ha posto in ginocchio la sanità pubblica. Le condizioni di lavoro di tutti gli operatori del SSN, rimangono incompatibili non solo con l’irrisorio incremento retributivo che si sta delineando con i rinnovi contrattuali ma anche perché molti passaggi dei testi contrattuali presentati dall’ARAN costituiscono un inaccettabile arretramento  normativo rispetto alle clausole conquistate dai dipendenti della sanità negli anni passati. Tutte le norme restrittive e le riduzioni di garanzie derivano in modo evidente dalle carenze organiche divenute ormai intollerabili.

Le tre cose positive:

  • stabilizzazione del personale precario iniziata con il Governo Letta e che troverà, nel triennio 2018-2020, una definitiva risposta anche per il personale dirigenziale come sottolineato nella controversia circolare Madia;
  • responsabilità del personale con la legge Gelli - L. 24/2017 -,
  • riordino degli ordini professionali e creazione, anche, dell’ area delle professioni socio-sanitarie, avvenuto con la recente legge di fine legislatura. Si tratta di giusta scelta del legislatore in un settore, quale quello socio-sanitario, ad elevata espansione per l’attuale quadro demografico ed epidemiologico.

Le tre cose negative:

  • i tanto sospirati nuovi LEA che rischiano di rimanere un grande traguardo politico a rischio di illusione collettiva e di gravi effetti collaterali come l’allungamento delle liste di attesa con lo spostamento della domanda verso il privato sino alla rinuncia alle cure;
  • la mancata attuazione: del comma 566 legge di bilancio 2015 relativo all’implementazione delle competenze delle professioni sanitarie, che era stata una scelta strategica e qualificante voluta dal Governo Renzi per garantire una migliore presa in carico della salute dei cittadini in relazioni alla nuova domanda di salute del mutato quadro epidemiologico e demografico; dell’art. 22 del Patto della Salute 2014-2016 che avrebbe dato risalto alla gestione, sviluppo e fabbisogno del personale del SSN così come della Cabina di regia tra i sindacati e Ministero e Regioni non realizzata per il veto di alcuni sindacati medici;
  • In ultimo la partita sul rinnovo contrattuale: ingiustificatamente ed in modo inaccettabile per la FIALS, si avvia a demandare il percorso di sviluppo delle professioni sanitarie e degli altri profili, come gli OSS, amministrativi e tecnici, ad una solita ed inopportuna commissione paritetica; aumenti fortemente irrisori oltre all’impossibilità di incrementare i fondi contrattuali accessori per il blocco contenuto nell’art. 23 della recente legge Madia – d.vo 75/2017 – che come l’altro d.l.vo 74/2017 hanno ridotto le tutele dei dipendenti pubblici.  Da sottolineare la recente legge di bilancio 2018 che ha previsto la RIA per i dirigenti medici e sanitari nei fondi accessori dal 2019 escludendo gli oltre 500 mila dipendenti del comparto sanità. Una ingiustizia inaccettabile in una democrazia pluralista del pubblico impiego.  

 

 

  1. Cosa chiederete alle forze politiche impegnate nella prossima campagna elettorale?

 

La prima cosa è il rispetto delle scadenze contrattuali e quindi la previsione nella legge di bilancio 2019 del finanziamento dei rinnovi contrattuali per il pubblico impiego per il triennio 2019-2021 in rapporto all’IPCA o meglio all’inflazione reale.

La seconda richiesta è l’eliminazione dell’art. 23 dell’attuale d.l.vo 75/2017 che blocca al 2016 i fondi accessori dei contratti integrativi aziendali e quindi anche la RIA e che impedisce, anche, di inserire risorse economiche per le indennità accessorie e premi di produttività e funzioni di premialità per le nuove assunzioni, oltre all’impegno a non varare nuove leggi e disposizioni durante l’iter di vigenza dei contratti nazionali di lavoro che vadano a compromettere le politiche di contenimento degli organici e soprattutto il taglio ai fondi contrattuali accessori come è avvenuto dal 2010 sino ad oggi

La terza richiesta é lo sblocco reale del turn over con la cancellazione della norma che proroga il tetto alla spesa per il personale dipendente (pari alla spesa per il personale registrata nell'anno 2004 diminuita dell'1,4 per cento) disposta dal 2010 sino ad oggi ed in attuazione dei vari Patti per la Salute e dalle normative legislative, norma che dovrebbe vietare il ricordo a forme di caporalato quali le sedicenti cooperative. L’unica soluzione per i gravi problemi che hanno le aziende nell’assicurare l’erogazione dei LEA é quella di assumere il personale necessario e ripristinare la legalità in materia di orari e riposi come disposto dalla normativa europea.

La quarta richiesta è legiferare una norma per il riconoscimento della libera professione per le professioni sanitarie, obiettivo indispensabile da raggiungere per il completamento dell’autonomia professionale nell’ambito dei nuovi modelli di cura ad alta integrazione ospedale-territorio, come anche una revisione totale della legge sulle pensioni e le attività usuranti per quanto attiene gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale.

La quinta richiesta è una modifica sostanziale al Testo Unico del Pubblico Impiego – d.lvo 165/2001 – per dare maggiore potere negoziale alle OO.SS. rappresentative in materia di rapporto di lavoro ed organizzazione del lavoro sia a livello di contrattazione nazionale che integrativa aziendalee favorire, con azioni concrete, negli stessi contratti, quanto previsto dall’art. 46 della Costituzione Italiana “ Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”.

 

  1. Le pagelle:

Premetto che avremmo voluto evitare di dare dei voti, ma in considerazione che ci viene richiesto cortesemente, pensiamo che rimane difficile dare voti di sufficienza a qualcuno, se non per alcune importanti tappe raggiunte.

Letta: Voto 5: per aver avviato il percorso della stabilizzazione dei precari in sanità come nell’intero pubblico impiego.

Renzi: Voto 4:perchénon ha mai messo nell’agenda del suo governo il tema della sanità diversamente a quanto si è speso per la scuola – progetto buona scuola – poi fallito, ma che in sostanza ha permesso agli insegnanti di ottenere il bonus annuale di 500 euro.

Gentiloni: Voto 5:per aver mantenuto l’impegno del finanziamento dei rinnovi contrattuali con la legge di bilancio 2018 e aver concluso, con norme descrittive, l’iter per la stabilizzazione dei precari in sanità e nell’intero pubblico impiego.

Padoan: Voto 3: per aver condizionato l’iter dei rinnovi contrattuali con aumenti economici irrisori e non come da normativa legislativa in rapporto all’IPCA o meglio all’inflazione reale e per aver assecondato l’emendamento nella legge di stabilità 2018 della conservazione della RIA solo per il personale della dirigenza medica e sanitaria del SSN e aver condannato tutti gli altri dipendenti pubblici alle norme restrittive e capestro dell’art. 23 del d.lvo 75/2017 che blocca – per sempre e vita natural durante - i fondi economici accessori del personale al 2016.  

Lorenzin: Voto 6:Il Ministro Lorenzin, unica costante del triplette Letta-Renzi-Gentiloni, che se da una parte ha dato dimostrazione, entusiasmo e passione per il Servizio Sanitario Nazionale, i dati relativi al finanziamento del SSN testimoniano che l’impegno del Ministro della Salute non è stato sufficiente perché la programmazione sanitaria, purtroppo, rimane subordinata ad dicastero del MEF. Un ministro che nelle fasi importanti non ha avuto il coraggio di quanto proposto – attuazione comma 566 della legge di bilancio 2015 relativo all’implementazione delle competenze delle professioni sanitarie – e definizione art. 22 del Patto della Salute 2016-2018 relativo allo sviluppo delle professioni sanitarie e determinazione fabbisogninonché la cabina di regia con i sindacati. Fortemente apprezzabile il suo impegno per la recente legge emanata sugli ordini professionali come quella

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