1° Maggio - Giornata del Lavoro

Ogni primo maggio è un messaggio, che va cercato, scoperto e a cui necessita dare non solo forme di visibilità ma risposte dovute, concrete e serie.

Con questa convinzione, la FIALS il prossimo 1° Maggio, insieme a tutte le categorie del settore privato e pubblico della CONFSAL, sarà in Piazza Plebiscito a Napoli per la “Giornata del Lavoro”.

Il nostro comune obiettivo è porre al centro di questa giornata “il lavoro, la dignità della persona, lo sviluppo professionale”. Necessita la capacità di stimolare il nuovo governo a porre al centro della propria agenda, politiche che possano pervenire a generare lavoro per tutti, prima di tutto per i giovani.

Quando un giovane, concluso il suo iter formativo, non trova in breve tempo l’opportunità del lavoro, assiste triste all’appassimento del suo potenziale creativo e al deterioramento del suo capitale umano. Privare una persona del lavoro significa privarlo anche della gioia della festa. Troppi lavoratori hanno perso in questi anni difficili il loro Primo Maggio. È ora che tornino a far festa.

Il concreto impegno della FIALS è dar vita, subito, a una redistribuzione del lavoro che c’è.

In sanità il lavoro c’è, ma mancano le politiche per attuarlo. I cittadini, i bambini, gli anziani, gli stessi lavoratori della sanità per la FIALS sono troppo preziosi per lasciarli in mano alla logica dei costi e dei profitti. Il bilancio e le risorse finanziarie sono vincoli e mezzi della salute, non sono il fine; e quando lo diventano la sanità fallisce, anche se avesse bilanci in attivo.

Il primo maggio, in tema di sanità, si collega ai principi fissati dall'Art. 32 della Costituzione che recita "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e garantisce cure gratuite agli indigenti. ... omissis ...".

Per tutelare il diritto alla salute servono, anche, risorse umane nelle strutture sanitarie. La carenza di personale significa spesso servizi meno efficienti per i cittadini, ma anche carichi di lavoro elevati per chi deve garantire l'assistenza.

Rispetto alle esigenze strutturali del sistema sanitario, sia esso pubblico che privato, al momento mancano oltre70 mila infermieri, 60 mila Operatori Socio Sanitari, oltre 15 mila i medici, senza contare l’elevato numero delle altre professioni.

Un sistema sanitario, quello attuale, dove la politica ha creato il problema precarizzando il lavoro.Siamo stanchi di aspettare, basta giocare con la vita delle persone sfruttate e ricattate con contratti a tempo determinato, su posti stabili per anni, con lo spauracchio del rinnovo sì o rinnovo no.

Necessità un cambio culturale ed il primo passo è passare dalla “definizione dei costi standard" alla "risposta standard ai bisogni di salute della gente”, in maniera uniforme sul territorio nazionale. Necessita garantire pari diritti a tutti i cittadini con pari livelli di servizi e pari possibilità di accesso, con un'azione programmatoria che veda come partenza l'analisi dei bisogni della gente e non la compatibilità economica, con forti investimenti di risorse di personale. 

L’allineamento della programmazione ed erogazione dei servizi, in maniera identica su tutto il territorio nazionale, richiederebbe un numero significativo di Infermieri ed altri operatori che probabilmente tutti quelli che oggi risultano "disoccupati" potrebbero non bastare. Riteniamo non più rinviabile il momento di richiamare la politica al coraggio delle scelte e al coraggio delle decisioni, possibilmente con onestà intellettuale nel rispetto dei reali bisogni della gente.

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