“Coronavirus, nessuna emergenza, sanitaria o sociale che sia, può richiedere il Sacrificio della vita di alcuni per la Vita di altri.”

 

Giuseppe Carbone, segretario generale FIALS, quanto è difficile in questo momento rappresentare gli operatori della salute?

E’ difficile, ma lo è per chiunque debba affrontare questa emergenza sanitaria, ma anche economica e sociale, che sta piegando in ginocchio la nostra Sanità e il nostro Paese.

Rappresentare la categoria di tutti i dipendenti della sanità pubblica e privata e farsi portavoce dei loro interessi, in questo momento, richiede esserci in prima persona, vivere le stesse angosce, speranze e tensioni.

Vuol dire tradurre le loro paure in azioni concrete, vuol dire armarsi in questa guerra per tutelare i loro inviolabili diritti. Nessun’emergenza, sanitaria o sociale che sia, può richiedere il sacrificio della vita di alcuni per la vita di altri.

Come sindacalista, ma anche come loro amico e confidente, non ho timore a schierarmi dalla loro parte, qualsiasi decisione comporti e qualunque antagonista io debba avere. Siamo orgogliosi del loro lavoro che con grande professionalità e sacrificio stanno affrontando in questa emergenza per fronteggiare la diffusione del Covid-19.

Non sono eroi, sono professionisti da sempre al fronte per tutelarci, non chiedono medaglie, ma il riconoscimento di una grande professionalità che il resto del mondo ci invidia e che ne fa, non a caso, tra i più ricercati sul mercato internazionale.
Nutriamo profondo rispetto per la loro competenza e dedizione, e siamo convinti che meritino il plauso di tutto il Paese.



Cosa pensa di quest’attenzione mediatica rivolta alla categoria sanità, a fronte dell’emergenza Covid-19?

Credo semplicemente che l’Italia e gli italiani si siano finalmente svegliati. Hanno compreso che la Salute è un bene imprescindibile e che se non ci fossero i professionisti della salute a garantire che l’art 12 della Costituzione sia applicabile, tutto sarebbe vano.

Devo ammettere che sono sconcertato perché preferirei meno pubblicità mediatica e più tutele per questi operatori e professionisti che svolgono il loro lavoro e competenze professionali in modo integerrimo.

L’Italia tutta, non dovrà dimenticare gli sforzi e il valore di questi professionisti. Non sono eroi, ma il loro lavoro, quello che fanno tutti i giorni, improvvisamente è diventato parte intima di tutti gli italiani con esplosioni di “grazie” e tanto affetto, gesti di grande umanità, accompagnati ad una pochissima attenzione professionale da parte delle Istituzioni, dal governo, alle regioni agli amministratori e direttori generali degli Enti ed aziende del nostro Servizio Sanitario Nazionale.



I recenti decreti legge sull’emergenza sanitaria Coronavirus, partendo dal “Cura Italia”, sono sufficienti o serve altro?

Il decreto “ Cura Italia” rappresenta solo un primo momento di sostegno alla ripresa del nostro Paese, iniziando dall’emergenza del nostro Servizio Sanitario Nazionale, al reddito delle famiglie e a tutte le reti produttivi del nostro Paese, dalle filiere della produzione di beni e servizi, il commercio, l’artigianato, il terzo settore, a tutta la pubblica amministrazione.

Certo sono misure straordinarie ma sicuramente non basteranno. Necessita definire misure anche strutturali che vadano incontro all’immediato futuro perché ancora la strada sembra essere molto lunga e tortuosa.

Nell’immediato il governo deve concentrarsi ed investire di più nella sanità per poter uscire quanto prima da questa emergenza da CoronaVirus.



Quale la reazione dei medici, degli infermieri e di tutti i professionisti della salute al decreto “Cura Italia”?

Sono grida allarmanti che denunciano la carenza o la totale assenza di DPI rischiando, quotidianamente, la propria vita per arginare la pandemia da “coronavirus” e salvare la vita di tutti i cittadini affetti dal virus. Messaggi struggenti che chiedono altro personale, sono stremati, saltano i turni di riposo e ferie, sono saltare le 11 ore di riposo tra un turno e l’altro.

Con il viso segnato e scavato da una mascherina che pressa in 12 ore di lavoro continuo ed estenuante, si sentono in burnout ed abbandonati da un sistema che fino ad oggi li ha sfruttati oltre i limiti, facendoli lavorare costantemente in carenza di organico, un sistema che sta negando persino la possibilità di un tampone di controllo a chi asintomatico lavora ed è stato a contatto con pazienti contagiati o potenzialmente contagiati.

Le lacrime a fine turno e la voglia di arrivare presto a casa ed il di contagiarsi e di tornare a casa e contagiare i propri familiari e i propri figli.

Si aspettavano un segno di riconoscimento, anche economico, invece hanno ricevuto solo un “pugno allo stomaco” che fa veramente male, un’offesa all’intelligenza dei professionisti della salute, alla loro dignità professionale, da parte di questo Governo che nel decreto li ignora totalmente, oppure concede una “mancetta economica” per il solo mese di marzo e congedi parentali ma con una retribuzione solo al 50%.



Proprio rispetto alle 100 euro, solo per il mese di marzo e rapporto ai giorni di effettivo lavoro, previsto nel decreto Cura Italia, come l’hanno presa i dipendenti della sanità?

Su più social, tantissimi infermieri, hanno inviato un messaggio al Presidente Conte rinunciando alla deplorevole, vergognosa e miserabile mancetta delle 100 euro.

In tanti hanno inviato messaggi strazianti di dolore anche alla FIALS. “ Difendete gli infermieri!!! e comunque a noi 100 euro una tantum, ai medici 200 euro per turno più i rinforzi!!! NOI STIAMO MORENDO!!!! Lo so che a livello mediatico colpisce il numero

di medici morti ma a) anagraficamente di media gli infermieri sono più giovani forse b) sono medici del territorio”.

In ospedale loro (GIUSTAMENTE!!!) si danno il cambio ogni 3-4 ore al massimo, chi sta letteralmente morendo sotto i dispositivi e con organici ridicoli sono gli infermieri e gli OSS! 4 infermieri per 31 pazienti critici che hanno un’evoluzione repentina, come si fa???? E se uno malauguratamente deve andare in bagno restano in 3, 2?”

“Indossare quei DPI per 8 che diventano 12 ore di notte è massacrante! Chi risponde agli ottomila campanelli a tempo zero, perché sa che il paziente non ti sta chiamando per la padella o il pappagallo ma perché non riesce a respirare siamo noi!!!”

“Chi sta al fianco del malato morente siamo noi, chi lo mette nel sacco richiudibile, siamo noi!!!!”

Sono un’infermiera e non voglio passar per vittima il mio lavoro è bellissimo , ma quando guardo i miei colleghi e gli OSS che stanno andando letteralmente a schiantare mi viene una grande rabbia, ma insieme dobbiamo cercare di tenere alta la motivazione e l’umore!!!”

“Ora ci hanno pure dato mascherine da muratore che ci tagliano letteralmente il viso...ma siamo lì e amen.”



Se da più parti si afferma che garantire l’incolumità della salute e sicurezza degli operatori è fondamentale, perché non vi è l’impegno concreto del governo, delle regioni, delle aziende sanitarie e degli Enti delle strutture sanitarie private?

Il personale non è abbastanza protetto. Le tute che permettono una copertura integrale bastano solo per pochi reparti, per gli altri reparti, media e alta intensità, sempre dedicati alla cura di questi pazienti, si utilizzano camici idrorepellenti mascherina e occhiali e/o visiera, lasciando scoperte tante parti del corpo.

Resta anche vero che l’approvvigionamento dei Dpi (dispositivi di protezione individuale) é un problema globale, ma questo non esenta da responsabilità collettive e individuali, perché tutti gli operatori e professionisti, come tutti gli addetti alle pulizie, igiene ambientale e sanificazione, nessuno escluso, devono poter lavorare in sicurezza.

Dall’inizio di febbraio stiamo assiduamente denunciando la mancanza dei Dpi, abbiamo chieste tutele, non solo al Governo, ma anche ai governatori regionali, ai singoli Direttori ed Amministratori di Enti ed Aziende del SSN, come ai centri residenziali per anziani, abbiamo anche inviato singole diffide, ora ci apprestiamo ad iniziative di costituzione di parte civile per danni alla salute della persona.

Tra l’altro, la carenza di operatori ha spinto ministero e Regioni a concordare sulla previsione di escludere dalla quarantena il personale dello stesso servizio sanitario. Dai dati recenti scopriamo che il contagio tra gli operatori della sanità è di quasi 4 mila casi, e sui tamponi rischiamo di ripetere la stessa logica dovendo poi rincorrere un’ulteriore emergenza. I tamponi vanno fatti a tutto il personale che opera a contatto con l’emergenza Covid-19, non va esclusa per nessuno la quarantena, dobbiamo fare in modo di abbassare il contagio per permettere al Ssn di rispondere a tutti i malati in modo appropriato e adeguato.

Ci voleva la recente circolare del Ministero della Salute sull’effettuazione dei “tamponi” e a chiarire la necessità di “identificare” tutti gli individui che sono stati o possono essere stati a contatto con un caso confermato o probabile di COVID-19, focalizzando la ricerca degli stessi con particolare attenzione alle 48 ore precedenti l'insorgenza dei sintomi fino al momento della diagnosi e dell'isolamento del caso.

Rispetto alla forte carenza di personale, per lo più medici, infermieri, operatori socio sanitari, tecnici della prevenzione e tutti gli altri professionisti della salute, le Aziende Sanitarie ci provano, ma potrebbero fare tanto di più: tanti infermieri e medici non accettano di andare a lavorare con un contratto in partita iva e rischiare poi di contagiarsi per 30 euro l’ora. E’ chiaro che precario per precario, uno sceglie almeno di rimanere in salute considerando i contratti di sei mesi, massimo un anno che le Aziende stanno proponendo.

Vista la situazione sarebbe necessario un contratto diverso, i tagli alla Sanità sono il frutto di decisioni passate e di cui oggi ne pagheremo le spese a caro prezzo. C’è ancora tempo però per rimediare chiedendo un enorme sacrificio ai nostri sanitari ma rispettandoli e gratificandoli con contratti e retribuzioni degne del loro operato. Ci stanno salvando la vita, al Governo chiediamo solo di salvarsi la faccia.

Riteniamo che debba essere prevista la proroga di tutti i rapporti di lavoro in scadenza degli operatori della sanità pubblica, anche ulteriormente ai 12 mesi successivi ai primi 36 mesi e la possibilità di “una norma legislativa speciale” per il passaggio a tempo indeterminato, senza ulteriore fase regionale, ma a livello di singolo Ente ed Azienda Sanitaria, di tutto il personale che abbia i requisiti della stabilizzazione previsti dalla norma legislativa in essere.



Il governo si appresta a convertire in legge gli ultimi due decreti legge di marzo, quali le richieste ed emendamenti per rispondere alle vostre richieste?

Dopo oltre 10 anni di tagli decisi alla sanità, solo con la legge di Bilancio 2020 e con il recente decreto legge “Cura Italia” si riprende ad investire, ma abbiamo recuperato appena il 10% del taglio complessivo che ha investito il Sistema sanitario nazionale e dobbiamo affrontare questa straordinaria emergenza.

Necessitano ulteriori risorse economiche per il SSN, rispetto a quelle già definite, che devono andare verso l’aumento considerevole dei posti letto, specie quelli di terapia intensiva, sub intensiva e rianimazione, investimento sui servizi territoriali, oltre che nella direzione di assunzioni strutturali del personale, specie quello sanitario come gli operatori socio sanitari.

Stiamo approntando diversi emendamenti da presentare alle commissioni parlamentari per la conversione sia del decreto n. 14 del 9 marzo che del n.18 del 17 marzo u.s..

In particolare, nel merito del decreto legge 14, chiederemo che nell’ambito dell’art.1, si preveda anche l’assunzione di operatori socio sanitari insieme alle professioni sanitarie e che nei confronti di tutti questi dipendenti si applichi la stessa norma definita per i dirigenti sanitari e medici - art. 2 del decreto -, Le attività professionali costituiscono titoli preferenziali nelle procedure concorsuali per l’assunzione presso le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale”, oltre al ricorso a conferire incarichi di lavoro autonomo, a tutte le professioni sanitarie collocate in quiescenza e non solo a personale medico e a personale infermieristico.

Ulteriore emendamento è la soppressione dell’art. 7 del decreto che prevede “la non applicabilità della misura della quarantena agli operatori sanitari e a quelli dei servizi pubblici essenziali” che dovranno sospendere l’attività solo nel caso di sintomatologia respiratoria e esito positivo per Covid-19”.

Ed ancora, nell’ambito dell’art. 8, il riconoscimento di una “ indennità specifica per COVID-19” mensile e a partire da febbraio, in misura economica in rapporto al grado ed autonomia delle competenze, per le professioni sanitarie, socio sanitarie e tutti gli addetti ai servizi Covid (compreso il personale di pulizia e sanificazione) a carico dei rispettivi bilanci degli Enti ed aziende sia del settore pubblico che privato del SSN. La soppressione di parte dell’art. 13 che prevede la deroga ai limiti massimi di orario di lavoro prescritti dai contratti e dalle norme.

Non possono essere certamente le situazioni di gestione dell’emergenza “Coronavirus” a condizionare la salute di chi lavora in sanità, perché queste situazioni non pongono in sicurezza gli stessi operatori.

Nel merito del d.l. legge n. 18 del 17 marzo u.s., i nostri emendamenti vanno verso un aumento sostanziale dei fondi contrattuali aziendali sia con l’estensione in tutte le Regioni delle Risorse Aggiuntive Regionali che con l’aumento annuale, automatico ed in percentuale, in rapporto ai nuovi dipendenti assunti, siano essi a tempo indeterminato che determinato. Ed ancora, un ulteriore aumento considerevole, rispetto ai 250 milioni già disposti, per aumentare esclusivamente l’attuale valore economico orario delle prestazioni di lavoro straordinario svolte da tutto il personale impiegato nelle attività di contrasto alla emergenza epidemiologica «Coronavirus».

La modifica dell’attuale art. 16 perché le sole mascherine chirurgiche per contenere il diffondersi del virus COVID-19, per i lavoratori che sono impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, non consentono e non proteggono gli operatori della sanità dall’inalazione di particelle aree di piccole dimensioni a contatto con pazienti infetti o potenzialmente infetti da coronavirus.

Ed ancora il diritto a fruire del congedo straordinario parentale, senza alcun intervento di diniego per esigenze di servizio, come sta avvenendo da più parti di Enti ed Aziende Sanitarie pubbliche e private del SSN, con precise responsabilità civile e penali per gli stessi Enti ed Aziende inadempienti.

Se è vero che tra i professionisti sanitari ad essere direttamente impegnati e a rischio totale in questa emergenza sanitaria da Coronavirus sono, al momento, gli infermieri, i tecnici di

radiologia medica, i tecnici di laboratorio di analisi, gli operatori socio sanitari, risultano anche altri operatori e professionisti per i quali chiederemo la considerazione del bonus complessivo di 1000 euro.

Ed ancora, il pagamento, direttamente dallo Stato, della quota di iscrizione all’”Ordine Professionale” e dell’”assicurazione per colpa grave” proprio in questi momenti di emergenza dove non è possibile mettere in atto sistemi di medicina difensiva.

La soppressione del vincolo “esigenze di servizio” previsto dall’art. 24 del decreto, per fruire delle complessive aggiuntive dodici giornate usufruibili nei mesi di marzo e aprile 2020 di permessi retribuiti per la legge 104 del 92.

Tutti gli Enti ed Aziende stanno normando la materia disconoscendo il diritto a chi è impegnato nei servizi COVID diversamente lo concedono solo al personale amministrativo, tecnico e professionale. Il divieto assoluto per tutto il personale impegnato nei servizi Covid a turni articolati superiori alle 8 ore di lavoro ordinario giornaliero.

L’art. 63, diversamente da come predisposto, deve prevedere un’indennità da coronavirus, graduata in rapporto alle competenze ed autonomia professionale, fissa e ricorrente per tutto l’anno 2020 e per tutti i dipendenti sanitari, socio sanitari, e addetti alle pulizie e sanificazione locali da virus Covid 19.

 



Con l’auspicio che passi velocemente questa brutta pagina di emergenza sanitaria che coinvolge il nostro Paese, come valorizzare il personale della sanità pubblica e privata con i prossimi contratti di lavoro?

In questa emergenza sanitaria in tanti oggi e sui vari mezzi di comunicazione, iniziando dal nostro Presidente del Consiglio dei Ministri, lo stesso Ministro della Salute, i governatori delle Regioni, la Protezione Civile, gli stessi Direttori Generali ed Amministratori degli Enti ed aziende del SSN e gli stessi cittadini, hanno sottolineato il lavoro encomiabile di tutti i professionisti della salute, coloro che erano ricordati solo nei casi di “mala sanità”.

Al termine di questa emergenza bisogna rinnovare il contratto per la sanità pubblica per il triennio 2019-2021 e dare risposte SERIE a livello professionale ma anche e soprattutto economico senza ulteriori SE e senza MA, come necessita firmare il contratto della sanità rimasto al palo VERGOGNOSAMENTE da oltre 12 anni.

Come FIALS siamo pronti, abbiamo definito e presentato la nostra proposta contrattuale per la sanità pubblica, ci aspettiamo dal Governo e dalle Regioni un segno di riconoscimento e di valorizzazione per tutti i professionisti della sanità.

Valorizzazione significa, anche, rendere subito esigibile un nuovo sistema di classificazione professionale e di incarichi che riporti tutti i professionisti della sanità in un’unica cornice di incarichi e sviluppo delle carriere alla pari della dirigenza sanitaria.

Valorizzazione significa, in un sistema organizzatorio di integrazione multidisciplinare e multiprofessionale, come quello in sanità e specie tra le professioni sanitarie, non continuare a fare prevalere le competenze e autonomia dei medici disconoscendo quelle delle professioni sanitarie del comparto, a cui il nuovo contratto deve trovare risposte concrete e certe.


Allegato: Intervista al Segretario Generale

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